Juventus, notte di verità a Madrid

Stasera al Santiago Bernabéu si accendono le luci della Champions: la Juventus di Igor Tudor affronta il Real Madrid di Xabi Alonso nel terzo turno della fase di campionato della competizione.
Una partita che vale molto più dei tre punti: è una notte di verità per la Signora, chiamata a reagire dopo la pesante sconfitta di domenica contro il Como e a ritrovare identità e certezze.
Equilibrio cercasi
La Juventus vista al Senigallia è apparsa sfilacciata e confusa, lontana dall’idea di gioco che Tudor aveva iniziato a costruire.
In difesa pesa come un macigno l’assenza di Bremer, pilastro del reparto, mentre in mezzo al campo manca continuità e connessione tra le linee: Locatelli prova a dare equilibrio, Thuram porta energia e corsa, ma Koopmeiners è irriconoscibile rispetto al leader tecnico che era a Bergamo.
Gli esterni, arma fondamentale nel sistema del tecnico croato (il 3-4-2-1), non stanno incidendo: Cambiaso e Joao Mario sono in affanno, troppo timidi in entrambe le fasi.
Il risultato è una squadra spenta, che costruisce poco e si affida troppo ai singoli (Yildiz e Conceição su tutti).
Il rebus dell’attacco
Davanti, il grande dilemma: tre punte per un solo posto.
Tra Vlahović, Jonathan David e Openda, Tudor deve ancora trovare la combinazione giusta.
Contro il Real, però, dovrebbe essere il primo ad essere schierato titolare. Il serbo è entrato domenica cercando di incidere per quanto possibile, ma ciò non è servito a ribaltare la situazione. Dopo più di un mese senza mai partire come titolare, Tudor si affida a Vlahovic.
Capitano a 20 anni
La nota più luminosa della serata sarà Kenan Yildiz, che indosserà per la prima volta la fascia da capitano della Juventus.
Vent’anni, la maglia numero 10 sulle spalle, dribbling, potenza fisica. Uno dei talenti migliori del nostro campionato, uno di quei giocatori che, soprattutto in Italia, mancano e sono rari.
Real Madrid con solo stop al momento, ma la Juve vuole stupire
Di fronte, un Real Madrid a punteggio pieno (sei punti in due partite) e primo in Liga, capace di unire qualità, intensità e mentalità vincente sotto la guida di Xabi Alonso.
Una montagna da scalare, ma anche l’occasione giusta per rialzarsi e riscrivere la narrazione di una stagione finora discontin